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Ground Zero: intervista a Yuri Minghini

Tratto da GRIOTS-STORIE SOTTO I BAOBAB

La notte scende veloce. E con il buio le infinite luci di New York brillano ancora di più. Splendono maggiormente dove il buio, in quel triste giorno del 2001, è sceso più profondamente.

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Questa parte della città, dopo gli accadimenti dell’Undici Settembre, è stata chiamata Ground Zero. Pare un nome ovvio, ma non lo è. Risale agli esperimenti sulla bomba atomica, al famigerato progetto Manhattan. Indicava il punto sul suolo o in mare che corrisponde all’epicentro dell’esplosione di un ordigno nucleare, quello in cui la bomba sprigiona la sua massima potenza, vaporizzando all’istante ogni cosa intorno.

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La fotografia può essere neutrale?

Da GRIOTS – STORIE SOTTO I BAOBAB

Uno scatto fotografico può essere neutrale, cioè trasmettere una situazione senza condizionare l’opinione di chi la guarda?
Secondo lo scrittore e giornalista nigeriano Cole Teye la risposta é negativa. Le sue opinioni le ha espresse in un articolo pubblicato sul New York Times, dal titolo molto chiaro e significativo: “Against neutrality” (contro la neutralità).
Per tutti coloro che amano questa arte, riportiamo di seguito alcune parti di questo articolo per meglio chiarire il punto di vista dell’autore: si può essere d’accordo oppure no, ma l’importante é che si prenda coscienza di questo aspetto e si impari a “leggere” le fotografie con rispetto e intelligenza.

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